a cura di Laura Salmoiraghi

Cosa muove il popolo tanguero a frequentare le serate di ballo? Quale forza misteriosa spinge ognuno di noi a frequentare la milonga e fare tardi la sera? Può sembrare una domanda sciocca ma forse non è così banale come sembra. Il movimento inteso in senso ampio nasce da dentro, dalla nostra anima, dalle intenzioni che abbiamo e che talvolta non sono giunte così chiaramente alla nostra consapevolezza. Siamo spinti, nella vita, dalle nostre passioni che si intrecciano con i nostri bisogni umani di ricerca di benessere e piacere. Capire dove finisce il bisogno e comincia il desiderio è cosa ben complessa. Riconoscere quali bisogni appaga andare a ballare tango e danzare insieme all’altro forse è in parte possibile. Concentriamoci ancora sul concetto di movimento. Il movimento del corpo e il motivo che ci spinge, la motivazione che ci muove ad andare a ballare, sono fattori che si intrecciano; il nostro atteggiamento mentale e quello corporeo sono parte di un’unica dimensione della persona che viene comunicata al mondo. Se pensiamo ad un movimento interno a noi possiamo riferirci ad un pensiero o ad una modificazione interna non meglio specificata (che la si possa definire cioè attraverso una descrizione organica o funzionale); se pensiamo ad un movimento del corpo pensiamo all’esternazione di una intenzione della persona; ma cos’è, del resto, un’emozione? È un movimento che facciamo verso l’esterno, la derivazione etimologica infatti è “muovere fuori”. Il movimento dunque esprime cose interne di noi, è l’espressione delle nostre emozioni, dei nostri atteggiamenti mentali, dei nostri convincimenti profondi, della nostra storia.
Allora ognuno di noi trova la propria motivazione e spinta non solo in ciò che superficialmente possiamo descrivere come la voglia di divertirsi, il piacere di ascoltare la musica, la voglia di muoversi o di stare insieme agli altri, ognuno di noi trova qualcosa di sé, ognuno può trovare una specifica particolare sfumatura nel motivo che lo spinge al tango; ognuno può, nel percepire e interpretare il proprio movimento, ritrovare un pezzo della propria storia. Un movimento continuo, brusco, scattoso o incerto, morbido e sinuoso, allegro e forte o diverso ancora da questi, è l’espressione di noi e la nostra interpretazione di ciò che siamo. Ci sarà un movimento per ogni emozione e momento, ci sarà forse un movimento predominante oppure uno che ci resta particolarmente difficile, non si parla di passi o sequenze naturalmente, si parla di come si muove il corpo.
Aldilà della tecnica e delle sequenze, aldilà di ciò che può essere inteso come apprendimento, il nostro corpo recepisce e trasmette, esprime ed interpreta ciò che viene proposto da dentro e da fuori (partner di ballo e spettatori presenti). Il nostro corpo che si muove, può mettersi in ascolto o può chiudere una possibilità, è capace di integrare parti diverse del nostro essere nella misura in cui la dissociazione di parti differenti del corpo (ad esempio braccia e gambe…) non corrisponda alla dissociazione tra piani interni come il vedere e il sentire, il capire e il comprendere. Il movimento nel tango è pensiero ed emozione condivisi all’interno di una relazione interpersonale.